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ECOLOGIA
E BIOETICA SINTESI DEL
CAPITOLO Le parole che
usiamo evocano un insieme di significati e di suggestioni. Così avviene anche
per la parola ecologia. Sennonché la
rivoluzione del sapere scientifico, spalancando all'uomo il potere di modificare
la struttura del vivente, ha aperto nuove frontiere anche nel rapporto tra
l'uomo e l'habitat in cui egli vive.
Problematiche nuove sono entrate prepotentemente nell'ambito della questione
ecologica, di per sè vecchia quanto l'uomo, arricchendola di prospettive
inedite, che ancora non sono immediatamente comprese
nel campo semantico del termine ecologia e dunque rischiano di restare esterne
ad essa. L'ecologia è
una questione affrontata e dibattuta in vari ambiti: amministrativo, economico,
sanitario, politico, giuridico, filosofico-antropologico; è oggetto di una
vasta letteratura specifica; è tema ben noto al pubblico, perché frequentemente
trattato dai mezzi di informazione. Per
avvicinare il tema dell'ecologia partiamo dalla bioetica, la prospettiva più
nuova. Solitamente si associa la bioetica alla medicina, ma se pensiamo alle
ragioni che hanno provocato la nascita di questa nuova disciplina appare
plausibile riconoscere anche l'ecologia oggetto della
riflessione bioetica. L'intendimento proprio della bioetica non è tanto quello
di suggerire tecniche per affrontare singole questioni, quanto piuttosto di
indicare spunti per una riflessione etica. L'approccio è quello tipicamente
interdisciplinare e attento alla concretezza dei fatti che prende in esame, cioè il risultato e le procedure mediante le quali esso si
raggiunge. Si presume, in tal modo, che la partecipazione alla conservazione
dell'ambiente possa divenire più consapevole. Il percorso
che faremo ci porterà innanzitutto a conoscere le nuove questioni ecologiche
che stanno suscitando, tra entusiasmi e timori, anche il bisogno di prendere
tempo per capire il significato di quanto sta accadendo nei laboratori di
ricerca; quindi cercheremo di valutare aspetti positivi,
rischi e prospettive, per accedere a quelle aperture tecno-scientifiche che
possono migliorare la qualità di vita. Le tecno-scienze sono e devono restare
uno strumento nelle mani dell'uomo per il bene del singolo e della comunità
umana tutta. E su questo nuovo settore dell'ecologia, nuovo e
in rapida espansione, credo sia importante soffermarci. Esso costituirà
presumibilmente uno spazio nel quale molti giovani troveranno lavoro e potranno
indirizzare la loro attività pratica o di ricerca; per questo è bene cercare
insieme di capire quale sia la posta in gioco. L'EVOLUZIONE
DELLA QUESTIONE ECOLOGICA Quando l'uomo è apparso sulla terra, è entrato nel mondo dei
viventi in condizioni di totale interscambio. Da allora egli ha cercato di
modificare l'ambiente per renderlo meno ostile, proteggendo e favorendo forme
vegetali e animali ritenute vantaggiose per la sua esistenza. Ha, così,
addomesticato gli animali, ha trasformato i prodotti agricoli mediante vari
procedimenti, tra cui la fermentazione per ottenere alimenti, quali, per esempio,
pane birra e vino; ha cercato di intervenire sulla popolazione di piante e
animali, creando innesti e ibridi. Nonostante l'evoluzione culturale sia venuta
ponendo l'uomo in posizione diversa da quella iniziale,
non è mai stato possibile annullare lo stato di interdipendenza, perché esso
costituisce la possibilità dell'esistenza stessa dell'uomo. Di qui l'esigenza
di salvaguardare l'ambiente. Per renderci
conto di quanto sia antica la necessità di
salvaguardare l'ambiente basta ricordare che già Artaserse ritenne opportuno
mantenere controllato l'abbattimento dei cedri del Libano; ma è solo verso la
fine del milleottocento che si acquista consapevolezza che dalla conservazione
dell'ambiente dipende la sopravvivenza dell'uomo e del pianeta. Con il progredire
della tecnica, l'avanzare dell'industrializzazione, e quindi il ricorso sempre
più incisivo alle risorse naturali, ci si rende conto che l'intervento
dell'uomo comincia ad alterare le condizioni dell'ambiente naturale in modo
così significativo da far sorgere il dubbio che la
sopravvivenza stessa del pianeta possa essere messa a repentaglio. La questione
ambientale assume tale consistenza che si sente il bisogno di affrontarla in
modo sistematico e organico. L'ecologia diviene una disciplina a sè, il cui scopo è individuare la forma del corretto rapporto tra
ambiente e singola specie o raggruppamenti di più specie e tra l'uomo e
l'ambiente. Inquinamento
idrico e atmosferico, effetto serra e buco nell'ozono, piogge acide e scorie
radioattive, sono solo alcuni degli attuali problemi ecologici. In tempi più
recenti sono state prese in considerazione anche le esigenze ambientali
dell'uomo in quanto individuo con abitudini sociali,
abitudini che si differenziano a seconda dell'età, del sesso, del lavoro. In altre
parole si è sviluppata l'ecologia delle città, dove degrado urbano, droga,
violenza costituiscono altrettanti aspetti che devono
divenire oggetto di intervento per una valida ecologia umana. L'ambiente intero
in cui l'uomo vive, naturale e culturale - peraltro non facilmente separabili,
costituisce un patrimonio che va protetto. L'ATTIVITÀ
DELL'UOMO SULLA TERRA La ricerca di
modificare il vivente per renderlo più consono alle proprie esigenze, si
diceva, ha accompagnato l'uomo fin dal suo apparire sulla terra; ma questo
sforzo restava soggetto più al caso, all'incompatibilità tra specie diverse,
alla lotteria genetica che alla sua volontà. Le cose
cominciano a cambiare nel momento in cui, intorno alla metà del
XX secolo, l'uomo individua la struttura della molecola di DNA (la molecola
della vita in quanto è responsabile dell'essenziale del materiale che passa in
eredità) e impara a interpretarne il "linguaggio". Se
già alla fine dell'ottocento grazie agli studi del monaco Mendel era stato
possibile conoscere alcuni meccanismi di trasmissione dei caratteri ereditari,
la biologia molecolare del secondo novecento apre la possibilità di controllare
tali meccanismi. La cellula
diviene oggetto di ricerca e in particolare si studia la struttura genetica di
vegetali e animali. Di molte specie si decodifica
posizione e funzione dei singoli geni che compongono la molecola di DNA e che
costituiscono la parte del patrimonio genetico che si trasmette ai discendenti.
Tra le specie di cui si studia il DNA e le sue funzioni c'è
anche l'uomo. Un esempio è il Progetto
Genoma Umano. Prende corpo
così l'idea che sia possibile alterare un carattere
ereditario mediante modificazione genetica o introduzione di materiale genetico
proveniente da altra specie. Contemporaneamente
altre novità tecnologiche si impongono; da un lato è
necessario che i mezzi che si usano siano adeguati all'oggetto su cui si
interviene, ricordiamo che si tratta della cellula, e così divengono biologici
anche gli strumenti per "tagliare" e "cucire" il materiale
genetico, per immettere informazioni: nascono le biotecnologie. Dall'altro
l'informatica accompagna questa ricerca, strutturando
programmi per identificare, archiviare, assemblare i dati che provengono dai
vari laboratori di ricerca e rendendo in tal modo molto più rapido il cammino
della ricerca stessa. Si tratta della bioinformatica. Questa connessione di conoscenza scientifica e tecnologie nuove,
trasforma radicalmente la qualità dell'intervento dell'uomo sull'ambiente: al
caso e all'aleatorio si sostituisce la trasmissione ereditaria delle
modificazioni volute dall'uomo in quella data specie di vivente: anche le
generazioni future avranno la nuova caratteristica immessa artificialmente nel
loro DNA. LE
BIOTECNOLOGIE L'applicazione
dell'ingegneria genetica, cioè la tecnica di
correzione genetica, riguarda in particolare due situazioni, una è la transgenia,
che consiste nell'immissione di geni estranei alla specie che li riceve il
risultato è quello di un vegetale o di un animale transgenico. L'altra la
riproduzione asessuata di animali identici a quello di
origine o clonazione,
che consente di trasmettere ai discendenti la struttura modificata. Se il gene viene inserito in una cellula sessuale o in un embrione,
l'individuo che nascerà conserverà nel suo patrimonio genetico questa
modificazione e la trasmetterà ai discendenti. La trasmissione genetica
presenta ancora molti aspetti problematici, che sono
punto di partenza per nuove ricerche. La ragione per cui l'uomo ritiene opportuno introdurre geni estranei in
una pianta o un animale deriva dal desiderio di renderlo più consono alle sue
esigenze. Qualche esempio: oggi esistono capre che producono
farmaci nel loro latte; suini con geni umani, primo passo verso la possibilità
di utilizzare organi animali o parti di essi per trapianti
umani, in quanto essi sono resi geneticamente più affini alla biologia umana in
modo da "ingannare" l'organismo ricevente. Si spera in questo modo di
abbattere l'incidenza del fenomeno del rigetto,
aspetto critico nella medicina dei trapianti. Recenti
ricerche genetiche sono indirizzate ad alterare i ritmi di accrescimento
di alcuni animali (potremmo dire di "condensarne" la durata della
vita) in modo da renderne più attiva la funzione riproduttiva; migliorarne
l'immunità alle malattie; accrescere il valore nutritivo ai prodotti da loro
derivati. In campo
agricolo il fine è migliorare la produzione rendendo le coltivazioni più
resistenti a condizioni ambientali sfavorevoli (per esempio a climi freddi,
aridi, terreni troppo salini); più tolleranti nei confronti
di certi componenti chimici (per esempio a diserbanti anche potenti che quindi
possono essere usati in dosi minori rispetto a quelle dei tradizionali
diserbanti, sebbene questo aspetto sia uno molto dibattuto). Anche per il
prodotto finito si rincorre una migliore qualità, regolando il tempo di
maturazione a seconda dei bisogni del mercato: il
pomodoro, di cui il gene che regola la maturazione è stato
"corretto", marcirà molto lentamente. PROSPETTIVE,
BENEFICI E RISCHI Le
applicazioni dell'ingegneria genetica e i benefici che ne derivano sono ben
noti. In campo medico si affacciano nuovi strumenti diagnostici e nuove
terapie, la produzione di alcuni farmaci prima rari
e/o molto costosi è facilitata, la costruzione di tessuti umani è possibile mediante
il clonaggio cellulare. In campo alimentare la prospettiva di rendere
coltivabili terreni finora dimostratisi improduttivi apre a risposte inedite al
problema della fame nel mondo. In campo agricolo si registra un miglioramento
produttivo per quantità e qualità del prodotto. In campo zootecnico è
facilitata la selezione e il controllo sulle razze pregiate, la produzione di organismi con caratteristiche rispondenti alle esigenze
dell'uomo (si pensi ai batteri i grado di pulire le acque del mare da inquinamento
petrolifero). Neppure il
campo economico è esente da benefici: le grandi industrie di biotecnologie come
le aziende farmaceutiche che finanziano le ricerche di bioingegneria traggono
vantaggi economici dalle applicazioni delle innovazioni a cui hanno
contribuito. Proprio in difesa di questo benefico economico è nata la contesa
circa la brevettabilità o meno degli organismi manipolati geneticamente. Lo stato della questione Il cuore
della questione ecologica in riferimento alle
biotecnologie riguarda una questione di fondo che successivamente si articola
nella concretezza delle singole situazioni. Essa riguarda la difesa di due
valori, riconosciuti unanimemente come valori da tutelare, che rischiano spesso
di entrare in collisione, da un lato la libertà della scienza e della ricerca a
progredire, perché esse costituiscono, se ben usate, uno strumento per il bene
dell'uomo, dall'altro la tutela della salute e dell'ambiente. É questa la
ragione del nascere di Comitati di Etica (o Etici o di
bioetica)e Commissioni di inchiesta, istituite a vari livelli, fin da quando
l'uomo ha scoperto di essere in grado di modificare il patrimonio genetico di
un batterio. Va ricordato
che la bioetica non è chiamata ad esprimere giudizi su contenuti scientifici,
sono altre le sfere chiamate a questa competenza, ma a capire il senso
dell'agire tecnologico dell'uomo. É l'attività umana che ha valore morale, non
la conoscenza scientifica in sè. Rischi interni ai luoghi di ricerca Inizialmente
il timore di rischi riguardava le tecniche e i laboratori di ricerca. Si temeva
un'eventuale patogenicità derivante dalla modificazione genetica, donde la
necessità di valutare la natura del mutamento indotto nell'individuo
transgenico. Così si è deciso di mantenere l'organismo manipolato all'interno
dei laboratori e di costituirlo in modo da essere inadatto a vivere in ambiente
esterno. Ora la fase iniziale è superata e le biotecnologie sono ritenute
sufficientemente sicure; infatti si è raggiunto un
consenso diffuso sulle procedure di sicurezza da seguire nei laboratori. Rischi ecologici Oggi il
problema si è postato dai laboratori all'ambiente esterno, poiché è iniziata
l'immissione nell'ambiente di organismi geneticamente
modificati. Per quanto riguarda gli animali un problema preliminare
concerne le motivazioni e le finalità della ricerca (devono esserci garanzie
che la costruzione di animali transgenici sia davvero benefica per l'umanità),
che la procedura sia sicura ed efficace (non comporti rischi o effetti
secondari indesiderati), che si tenga conto della sofferenza inflitta agli
animali, per la quale dovrebbero essere fissati dei limiti. Il grosso
problema etico delle biotecnologie riguarda il fatto che,
per vari fattori, non è possibile prevedere interamente gli effetti dell'immissione
nell'ambiente di questi organismi. Trattandosi di viventi, entra in crisi la
possibilità di controllare rigidamente il processo riproduttivo. Soprattutto a
livello botanico il controllo della diffusione della pianta transgenica è molto
difficile per il fenomeno dell'impollinazione; nei confronti degli animali
transgenici il controllo risulta invece meno
complesso. É, quindi, verosimile il rischio di proliferazione
dell'individuo transgenico come lo scambio di materiale genetico ad altri
organismi. Non solo, ma è anche problematico
prevedere quale potrà essere l'equilibrio naturale, dal momento che questi
organismi si trovano in assenza di nemici naturali. Ricordiamo che la mutazione
genetica induce necessariamente dei cambiamenti fisiologici che non rendono
l'organismo riconoscibile dai quelli che dovrebbero
essere i suoi naturali nemici. Il rischio di sovrappopolazione di un tale
individuo con effetto dannoso sull'ambiente è pertanto reale. Valutare i
rischi è possibile ma non è sufficiente, perché bisogna attuare misure di
prevenzione e correzione. Per questo scopo occorrono certezze nelle previsioni,
cosa per il momento difficile perché sono ancora in via di studio sistemi di
modello per simulare le dinamiche ecologiche relative
al rilascio nell'ambiente degli organismi manipolati geneticamente. Inoltre gli
effetti a lungo termine sono poco prevedibili. MASS MEDIA E
OPINIONE PUBBLICA Dal punto di
vista scientifico esiste una buona capacità di identificazione
del rischio, pur nella consapevolezza dell'impossibilità attuale di previsione
certe. Questo spiega il giudizio di accettabilità
delle biotecnologie da parte della comunità scientifica. Perché
allora dibattiti, talk show, polemiche su questi nuovi organismi? soprattutto perché sembra serpeggiare tra l'opinione
pubblica tanta ritrosia verso le biotecnologie? Credo si
possa affermare che la perplessità diffusa, sociale e psicologica, deriva dal
carattere rivoluzionario - e non
soltanto evolutivo - dell'intervento
genetico sulla vita e quindi sull'ambiente. Si tratta di un intervento che non
soltanto muta la struttura fisiologica e funzionale dell'organismo trattato, ma
resta permanente ed ereditario; il che significa che influenza sia la struttura
delle generazioni future sia l'ambiente in cui esse vivranno. Si comprende
perché susciti non soltanto giusta prudenza e accurata riflessione, ma anche
reazioni emotive che rischiano di inquinare il dibattito e, in parte, la
connessa attività decisionale. Si percepisce
che in questo settore dell'attività umana, le reazioni dell'opinione pubblica
hanno un peso notevole sia nel momento normativo sia nel momento della ricerca. Nel momento
normativo perché la questione ecologica è anche, come buona parte ormai delle
questioni bioetiche, questione politica. Nel momento euristico, da un lato perché buona parte della ricerca oggi
si avvale di denaro proveniente da industrie private, le quali guidano una
ricerca già finalizzata a dei traguardi da raggiungere per poter recuperare gli
alti finanziamenti emessi. Dall'altro, perché l'altra fonte cospicua di
finanziamenti proviene da denaro pubblico, pubblico nel senso di denaro donato
dalla popolazione (sono note le serate televisive in raccolta di fondi da
donare alla ricerca scientifica). Occorre quindi che la popolazione non sia
lasciata ad una informazione parziale, magari
scandalistica o strumentalizzata, ma che sia correttamente informata, su base
scientifica chiara e comprensibile, che si enuncino coraggiosamente i rischi e
i relativi programmi di copertura, le prospettive benefiche ma anche i limiti
che ora, al momento presente, forse è bene porre, per eliminarli non appena le
misure di sicurezza saranno perfezionate. Questo
potrebbe essere un modo per definire indici di priorità nella ricerca e
nell'uso delle innovazioni, badando ai benefici nel rispetto dei vantaggi per
tutta l'umanità (e non solo per la parte di popolazione che è in grado di
avanzare nelle tecno-scienze). ECOLOGIA E
UMANITÀ, QUALE RAPPORTO? L'identificazione
dei rischi biologici e ambientali, di cui finora ci siamo occupati, è essenziale per una valutazione etica delle biotecnologie,
ma sarebbe riduttivo limitarsi a valutare la sicurezza per l'ambiente e per
l'uomo restando soltanto nell'ambito della sicurezza biologica. Una tale
semplificazione darebbe protezione all'uomo in quanto
specie vivente tra le altre specie, come "animale umano", e non come
essere biologico che poggia la sua specificità nell'inserimento in un tessuto
culturale e simbolico. Che altro significherebbero
espressioni del tipo "essere trattato con umanità" o "dar prova
di umanità"? Le rappresentazioni simboliche che costituiscono la trama
della cultura umana sono situate esse stesso entro un
rapporto ecologico. Il rapporto
tra l'uomo e l'animale non è certo esente da simbolismi
culturali; "correggere" la pecora, la capra, il maiale, il toro, il
topo è difficile presupporre che non abbiano un'influenza sull'immaginario
individuale e collettivo. Forse, in modo magari intuitivo più che consapevole e
riflesso, la percezione del rischio di rottura, di perdita di questo simbolismo
è alla base delle forti remore sociali a fronte degli aspetti più sensazionali
della nuova manipolazione dell'uomo sulla vita. La questione ecologia è ben più
complessa di quanto non siamo soliti stimare. BIBLIOGRAFIA BOMPIANI A., L'elaborazione di "regole" per le innovazioni
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con l'ingegneria genetica. Aspetti scientifici, giuridici ed etici, “Aggiornamenti sociali”, 4 (1988), pp.245-257 Comitato
Nazionale per la Bioetica, Documento
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Nazionale per la Bioetica, Bioetica e ambiente,
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voce Ecologia in Leone S. - Privietra
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all'ingegneria genetica, Garzanti, Milano 1989 SGRECCIA E. -
FISSO M.B., Etica
dell'ambiente, suppl. a Medicina e
Morale, n.3 (1997) SGRECCIA E., ‑
MELE V. (a cura di), Ingegneria genetica
e biotecnologie nel futuro dell'uomo, Vita e Pensiero, Milano 1992 Mariella Lombardi Ricci Professore a contratto di Bioetica presso l’Università
Cattolica del S. Cuore, Roma (sede parallela di Torino) |